ESPRESSO CADORE Roma-Cortina: ha un senso?

Lettera al Direttore 04 marzo 2025

Con riferimento al discusso treno Espresso Cadore, treno Roma-Cortina, per chi vive giornalmente la realtà ferroviaria bellunese era facile arrivare alle conclusioni evidenziate nel servizio di Report dei giorni scorsi…
https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Il-treno-dei-desideri-e0f12870-15aa-4637-80f3-8878dfecc77d.html

Non esiste un mercato per questo tipo di offerta, troppo specifica, nella tratta, nei costi e nel servizio.
Questo NON vuol dire che tutto il trasporto ferroviario che parte o arriva a Calalzo non abbia senso: avrebbe certamente un senso creare dei collegamenti diretti tra Calalzo e Venezia e viceversa, consentendo un collegamento montagna-pianura efficiente, con un treno che parte alla mattina e uno alla sera sia nella tratta Venezia-Calalzo che viceversa, garantendo le coincidenze con le principali destinazioni a Mestre e creando un Hub a Calalzo per proseguire il viaggio integrandolo con il trasporto su gomma.
Un servizio di questo tipo darebbe la possibilità a residenti, studenti e turisti di muoversi con più facilità. Il servizio più richiesto è infatti quello diretto, dove nella semplicità sta la soluzione: ci si può impiegare anche più tempo, ma il fatto di non dover effettuare cambi, nella programmazione avrebbe un riscontro oggettivo.

Purtroppo integrare ferro e gomma, anche se politicamente si è cercato di suscitare con la Carta Unica un certo interesse, va a scontrarsi con interessi economici di società diverse, e fino a oggi ben poco è stato fatto. Oltre a questo, l’utilizzo del treno, soprattutto nel nostro territorio, dovrebbe essere strettamente legato ad un’integrazione con un servizio di prosecuzione dell’itinerario, sia per i residenti che per i turisti.

Sicuramente se i 2.300.000 euro spesi per l’Espresso Cadore fossero stati impiegati in una  visione articolata a produrre un più efficiente servizio integrato ferro-gomma e per qualche investimento strutturale sulla linea Dolomiti-pianura, i vantaggi proiettati al futuro sarebbero stati superiori a quei miseri 35.000 euro di ricavi.

E’ evidente che i fili che vengono manovrati non sono in mano alla disunita e spopolata realtà montana, ma è altrettanto evidente che diventa indispensabile per le genti cadorine far crescere una visione unitaria dei problemi da affrontare e delle soluzioni da condividere, tralasciando i piccoli interessi delle singole amministrazioni e rinunciando a perseguire l’egoismo e la competitività che troppo spesso ci caratterizzano a scapito del nostro peso politico, della nostra identità e della qualità della vita nel nostro territorio.

Comitato PERALTRESTRADE Dolomiti
04 marzo 2025