La Terra si riscalda è di Belluno il record negativo tra le città italiane

Dal Corriere delle Alpi del 25 settembre 2108-
In provincia due gradi in più negli ultimi 17 anni – In Europa vanno peggio solo i Paesi della Scandinavia
La Terra si riscalda è di Belluno il record negativo tra le città italiane

lago mis vuoto

Martina Reolon / BellunoBelluno si riscalda più velocemente rispetto alla maggior parte degli altri territori, d’Italia, ma non solo. Che i cambiamenti climatici stiano avendo delle importanti ripercussioni sull’ecosistema è cosa nota. Così come si parla ormai da tempo del preoccupante fenomeno dello scioglimento dei ghiacciai. Ma i dati del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine mettono in primo piano alcuni aspetti inediti e che fanno riflettere.

L’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, organizzazione intergovernativa che ha sede a Reading, nel Regno Unito, ha condotto un’inchiesta che mette a disposizione le temperature di oltre 500 territori di tutta Europa dal 1900 a oggi. I dati sono stati rielaborati dall’European data journalism network (Edjnet) e offrono un interessante spaccato, in cui vengono messi a confronto le temperature medie annuali, il numero di giorni di afa e di quelli di gelo. Ebbene, dall’analisi su 558 città, dalla Finlandia al Portogallo, è emerso che Belluno si riscalda più velocemente rispetto alla maggior parte delle altre.

Nella classifica il territorio provinciale si colloca al 18° posto, con un aumento medio della temperatura, dal 2000 ad oggi, di 2 gradi. Al primo posto c’è Kiruna, in Svezia, dove la temperatura negli ultimi 17 anni è di 3,4 gradi al di sopra della media del Ventesimo secolo. A livello europeo, a patire più della provincia di Belluno le conseguenze del riscaldamento globale ci sono solo i paesi del nord, non solo la Svezia, ma anche Finlandia e Norvegia, e la Repubblica di Macedonia.

La città europea che ha registrato l’aumento minore della temperatura nel Ventunesimo secolo è Ponta Delgada, in Portogallo (+0,1 gradi).Belluno replica il triste primato anche a livello nazionale: con i suoi 2 gradi in più degli ultimi 17 anni, è al primo posto nell’elenco delle città italiane prese in considerazione dallo studio. Seguono Piombino (+1,7 gradi), Pavia e Piacenza (+1,3), Savona (+1,2). Anche le altre località del Veneto e del Friuli Venezia Giulia sono interessati da variazioni percentualmente inferiori a quelle di Belluno: l’evoluzione media delle temperature a Pordenone è di +1,2 gradi, a Venezia, Verona e Trieste di +1,1, a Bolzano di +0,8.

Considerando un lasso di tempo ancora più ampio, dal 1900 allo scorso anno i cambiamenti climatici sono stati consistenti e i record di caldo in territorio bellunese si sono registrati negli anni 2007, 2011, 2014, 2015 e 2016.Nel Ventesimo secolo il numero medio delle giornate calde all’anno (quelle in cui la temperatura media durante 24 ore è superiore a 20 gradi) è stato 0,2. Tra il 2000 e il 2017 si è saliti a 2,2. Di conseguenza sono calate le giornate di gelo: la temperatura è rimasta al di sotto di -1 grado per 108,8 giorni all’anno nel Ventesimo secolo, mentre i giorni gelidi degli ultimi 17 anni sono stati 74,2 (sempre all’anno).

Ma quali sono le ripercussioni sull’ecosistema e sulla sostenibilità umana e ambientale? Lo studio mette in evidenza che a temperature elevate l’asfalto esposto al sole comincia ad ammorbidirsi. D’altro canto, se la colonnina di mercurio si sposta verso l’alto si riducono i danni al manto stradale dovuti al gelo e quelli causati dallo spargimento del sale. Quali dei due effetti andrà a prevalere sul medio-lungo termine non è ancora prevedibile. Si parla anche della possibilità di danni alle rotaie della ferrovia esposte al sole, nello specifico quando si superano i 30 gradi.

Altro tema, molto attuale in provincia, quello delle encefaliti e delle erlichiosi trasmesse dalle zecche: i numeri sono in aumento negli ultimi decenni, probabilmente a causa delle temperature più elevate. Da considerare anche gli effetti nocivi che le ondate di caldo possono procurare alla salute, specie delle categorie più fragili e a rischio. –

 L’associazione degli agricoltori allarmata per le produzioni del “Made in Italy”
«L’agricoltura è l’attività che più risente di questi sbalzi» Carciofi e cappucci in quotaper le temperature in rialzo

 BELLUNO Vino d’alta quota, ulivi sui pendii delle Dolomiti e primizie orticole sono alcuni degli effetti provocati dai cambiamenti climatici a Belluno, la città italiana più colpita dal surriscaldamento terrestre.«Da qualche anno» , sottolinea la Coldiretti, «nel Feltrino si trova dell’ottimo vino e soprattutto molte verdure fresche di stagione, a partire dal carciofo, diventato prodotto di punta di alcuni territori. E poi il cavolo capuccio di Vinigo di Cadore, le cui tracce si erano perse e che ora è rigoglioso nella valle. Si ampia dunque la gamma delle offerte ben oltre i fagioli tipici dell’area come il Lamon Igp, raccolto in anticipo quest’anno rispetto alla tabella di marcia tradizionale. «Gli effetti del cambiamento climatico», continua la Coldiretti, «sono evidenti lungo tutta la penisola a partire dal centro nord dove si concentrano tutte le realtà che rientrano nella top ten delle città italiane che hanno avuto il maggior innalzamento delle temperature.
È cambiata nel tempo la distribuzione delle coltivazioni e le loro caratteristiche con l’ulivo, tipicamente mediterraneo, che in Italia si è spostato a ridosso delle Alpi, mentre in Sicilia ed in Calabria sono arrivate le piante di banane, avocado e di altri frutti esotici Made in Italy, mai viste prima lungo la penisola». «E il vino italiano?», continua la Coldiretti. «Con il caldo è stata anticipata la vendemmia anche di un mese rispetto al tradizionale mese di settembre, smentendo quindi il proverbio “ad agosto riempi la cucina e a settembre la cantina”, ma anche quanto scritto in molti testi scolastici che andrebbero ora rivisti».
«Il riscaldamento», precisa la Coldiretti, «provoca anche il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto mette a rischio il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani».«L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli», afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che «i cambiamenti climatici impongono una nuova sfida per le imprese agricole, che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio». — BY NC
A Chioggia è comparso il granchio reale alla metà di settembre. Tra gli indizi di surriscaldamento anche l’epidemia di West Nile
Anche in Veneto fa più caldo l’aumento è di 1,1 gradi
 VENEZIA Il granchio reale segnalato nelle acque di Chioggia a metà settembre era un indizio, così come l’epidemia di West Nile e i ritmi della vendemmia stravolti dalle alte temperature. I dati del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, invece, sono una prova. La grande indagine sul cambiamento climatico dice che nella pianura veneta – 80 chilometri quadrati fra Venezia, Padova e Treviso – la temperatura media dal 2000 al 2017 è di 1,1 gradi centigradi più elevata rispetto alla media di tutto il ventesimo secolo. Che ci sia poco da scherzare lo spiega lo stesso Centro europeo: «Temperature più alte comportano un incremento della mortalità, basti pensare all’ondata di calore che tra luglio e agosto del 2003 uccise 52 mila persone in Europa. I soggetti più a rischio anziani e bambini».I dati: Sono stati passati al setaccio 117 anni di dati climatici «nella città di Venezia e nei dintorni», recita lo studio.
Premessa: si tratta di un’area quadrata di 80 chilometri circa per lato, che include anche Padova e Treviso, complessivamente omogenea per caratteristiche morfologiche, considerata più attendibile rispetto alle centraline di una sola città per quanto riguarda l’andamento a lungo termine. È stato riscontrato, quindi, che il numero di giorni caldi (cioè con una media superiore ai 24 gradi nel corso delle 24 ore) è passato da 0,7 all’anno (media del ventesimo secolo) a 6,2 (dall’anno 2000 in poi).
Allo stesso modo, le giornate gelide (media nelle 24 ore inferiore a meno 1 grado centigrado) sono passate da una media di 29 all’anno nel ventesimo secolo a una di 14,8 dal 2000 al 2017.Temperatura media: I primi anni del XXI secolo hanno assistito a un aumento della temperatura del 12 per cento. Dal 1900 e fino al 2000, la temperatura media nell’area era di 9,7 gradi centigradi; dal 2000 al 2017 è di 10,9 gradi centigradi. Gli anni più caldi degli ultimi 117 anni, non a caso, sono stati il 1994, 2007, 2011, 2014 e 2015. In attesa di ufficializzare i valori 2018, che si candida a diventare l’anno più caldo dal 1800 in poi.
Le conseguenze: Malattie tropicali e tassi di mortalità più elevati soprattutto tra gli anziani, ma non solo. La corsa delle temperature comporterà nuovi problemi anche a livello di infrastrutture: «Nei periodi di grande calore, l’asfalto delle strade inizia ad ammorbidirsi» spiega ancora il report del Centro. «Questo a lungo andare può generare ritardi o addirittura la chiusura delle strade. Quando le temperature salgono oltre i 30 gradi, inoltre, i binari esposti al sole possono essere soggetti a spostamenti o piegarsi. Il che comporta un rischio maggiore di deragliamento dei treni, come già accaduto in diverse occasioni in Europa, e li obbliga a muoversi più lentamente, causando ritardi notevoli». —
Andrea De Polo