Olimpiadi Milano-Cortina 2026 tra trionfalismi e realtà, c.s. delle Associazioni

Comunicato stampa del Coordinamento Associazioni Ambientaliste Alto Bellunese

07 febbraio 2025

OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 tra trionfalismi e realtà

A un anno dall’apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 permangono varie e evidenti criticità di natura ambientale, sociale ed economica che i trionfalismi delle celebrazioni preolimpiche non possono nascondere.

Senza voler mettere in discussione l’importanza e i valori dello sport, ribadiamo il concetto più volte espresso che i giochi olimpici sono di per sé un evento troppo impattante per un territorio fragile e ricco di valori e di sensibilità storiche, culturali e ambientali come le Dolomiti.

Impatti che a seguito degli interventi in atto sono evidenti e che sconfessano le garanzie dei promotori (Fondazione Milano Cortina 2026, Regione Veneto e Regione Lombardia, Comuni dei territori interessati) secondo i quali questi sarebbero stati i “Giochi invernali più sostenibili e memorabili di sempre, fonte di ispirazione per cambiare la vita delle generazioni future”, totalmente green, a zero consumo di suolo in quanto avrebbero utilizzato per oltre il 93% impianti esistenti o temporanei (nel Dossier di candidatura la parola “sostenibilità” viene ripetuta ben 96 volte in 127 pagine).

Per non parlare dei costi che sono aumentati a dismisura rispetto alle previsioni e che saranno in buona parte a carico dei contribuenti.

Ricordiamo bene che il comitato organizzatore si era allora formalmente impegnato con il CIO ad adottare uno standard internazionale ISO per “gestire il potenziale impatto ambientale, sociale ed economico dell’evento in modo coerente e integrato” e disegnare così un “Sistema di gestione sostenibile lungimirante per Milano Cortina 2026”.

Nella realtà, questi giochi, come temevamo, si sono rivelati la scusa per lanciare o rilanciare, tirandoli fuori dai cassetti, progetti improponibili, in molti casi non direttamente legati alle Olimpiadi, bypassando leggi e regolamenti, senza rispetto per ambiente, paesaggio, comunità e senza una visione.

Abbiamo così perso l’occasione di distinguerci nel mondo facendo di questo grande evento un modello di innovazione sostenibile, di alta qualità su dimensioni contenute. Solo così avremmo potuto lasciare un segno per le prossime edizioni dei giochi e non certo seguendo l’approccio spettacolare, ipercostruttivo, faraonico al quale stiamo assistendo.
Avremmo dovuto capovolgere il paradigma e fare delle Olimpiadi un esempio di misura, di equilibrio, di rispetto e di eleganza, senza opere fuori scala rispetto alle dimensioni fisiche del territorio.

A un anno dall’apertura diverse opere sono ancora in alto mare, con la costruzione della nuova pista da bob a rischio di non essere completata in tempo utile, nonostante Zaia abbia più volte dichiarato che sia addirittura in anticipo sui tempi di realizzazione, e con le varianti stradali in Val Boite che non saranno ultimate per il gennaio 2026.
Oltre a questo sono ancora in sospeso progetti di mega collegamenti sciistici che, se realizzati, andrebbero a deturpare in modo irreversibile le poche aree delle Dolomiti ancora libere da antropizzazione, peggiorando e non migliorando, come si vuoi far credere, il problema della mobilità sui passi.

Si è parlato tanto di legacy, nel senso di eredità per i territori, ma quale legacy?
Si sarebbe potuto affrontare il problema della mobilità, magari mettendo al centro la stazione di Calalzo, cosa che non si è voluto fare, come nulla è stato fatto sul piano dei servizi, senza i quali la montagna continuerà a perdere abitanti.
Si ha la netta impressione che la montagna interessi solo come territorio da sfruttare fino a consumarlo: se si spopola tanto meglio, così non si dovrà più perdere tempo dietro a chi ancora si oppone alla sua colonizzazione e alla sua trasformazione in parco giochi o resort per ricconi.

Coordinamento Associazioni Ambientaliste Alto Bellunese