PAS a “Laudato si” Cavarzano 5nov, prima parte

Relazione presentata a “Laudato si-Laudato qui, l’associazionismo bellunese si confronta con l’Enciclica”, Cavarzano, 5 novembre 2016, prima parte

Vogliamo innanzitutto dire che, come Comitato Peraltrestrade, ci riconosciamo profondamente nell’enciclica di papa Francesco, laici e non laici.
Sentiamo di essere qui come portavoce di una parte importante e ricchissima dell’alta provincia di Belluno: il Cadore.
Siamo qui perché amiamo la nostra terra, perché amiamo la montagna, perché ci viviamo, perché vediamo quanto è fragile ed è in crisi come ambiente di vita anche oggi (come lo è stata in tante altre epoche), tanto più in questa fase di pesante recessione economica.
Siamo qui perché vediamo quanto il nostro territorio rischi di essere irreversibilmente compromesso nella sua bellezza e nella sua integrità, da interventi infrastrutturali imponenti (ed aggressivi), che, da alcuni, vengono venduti come “unica opportunità per uscire dal cul de sac nel quale ci troviamo perché porteranno ricchezza…”. Al contrario: la realtà è un’altra, è risaputo che le infrastrutture non portano benefici economici alle aree marginali interessate: pensate alla Val Lapisina e al Canal del Ferro in Friuli…
Vorremmo infondere fiducia e convincere i cadorini, in primo luogo, ma poi anche tutti i bellunesi, che c’è una possibilità e che il vero, unico bene che abbiamo e sul quale è necessario puntare per ridare slancio al Cadore è la Terra, è la natura di questa terra che, mai come in questo tempo, è divenuto luogo indiscutibile di rigenerazione per l’uomo, soprattutto per l’uomo che vive in città, per chi vive in pianura.
E lo diventerà sempre di più per tutti, se consideriamo le emergenze denunciate anche in questi ultimi giorni sul riscaldamento globale. Siamo la generazione che, per prima, ha ed avrà sempre più a che fare con questa difficile e complessa realtà.
Siamo qui perché crediamo che si debbano fare le scelte più strategiche per la montagna, per le montagne, scelte urgenti per salvare territori necessari alla vita futura dell’umanità, in un pianeta massacrato dagli interventi inconsulti dell’uomo che hanno contribuito pesantemente a stravolgere l’equilibrio degli ecosistemi.
Siamo qui per dire che la montagna è un bene primario, un ambiente straordinario ed esclusivo da tutelare: per l’aria, per l’acqua, per il silenzio, per la bellezza, per la salute. Ci sarà sempre più bisogno di queste risorse per l’uomo, per l’umanità tutta, saranno sempre più richieste, diventeranno sempre più necessarie per la sopravvivenza.
Non sono discorsi di un futuro che verrà, chissà quando. Sono discorsi che fanno coloro che hanno i piedi per terra, che sanno quanto sia infondata l’idea di trasferire qui modelli di vita che appartengono ad altre realtà. E’ finita l’epoca in cui si credeva che l’unico modello in grado di portare ricchezza e di far vivere bene era quello produttivo. Oggi è necessario pensare che, creare sviluppo, significa progettare a partire de una rinnovata e moderna visione economica, fondata sull’imprenditorialità sostenibile.
Certo, anche in montagna viviamo in una situazione di stallo, nella quale si fatica ad individuare la possibile via per fare il giro di boa, che concretamente significa anche: dare occupazione a chi cerca lavoro, permettere a chi studia fuori di ritornare a vivere a casa, garantire i servizi indispensabili alle persone, ai giovani, alle famiglie e via dicendo…Siamo convinti che si debba entrare in una logica di scambio: scambio fra ambiente-montagne e ambiente-città/pianura: lo spazio rigenerante della montagna e lo spazio di tutti i servizi della città/pianura. Un rapporto di dare e avere reciproco. Crediamo che sia un obiettivo concretizzabile, ma bisogna avere coraggio, muoversi uniti, determinati.
La Terra è una risorsa che si stà terribilmente consumando. Ci chiediamo allora: ha senso intervenire in modo pesante e distruttivo lì dove ancora ce n’è un po’ di non-distrutta?

A.C.