Serge Latouche a Cortina: «Se l’economia è in crisi la società vive meglio»

Dal Corriere delle Alpi del 15 febbraio 2016

«Se l’economia è in crisi la società vive meglio»

Non poteva mancare l’aggancio locale alla serata di venerdì di “Una montagna di libri”. I Mondiali di sci a Cortina sono da inquadrare in un’ottica di crescita o di decrescita? «Sicuramente sono stati concepiti nella strada della crescita», ha spiegato Serge Latouche, antropologo di fama internazionale tra i teorizzatori della “decrescita felice” «ma in questo momento si rivelano una cosa assurda. In un momento storico dove la crescita non c’è più, ci si troverà a spendere tanti soldi per organizzare l’evento per poi, alla sua conclusione, trovarsi con i debiti a carico del Comune e della Regione. I tempi sono cambiati rispetto a qualche anno fa: oggi non c’è più crescita praticamente da nessuna parte ed eventi come questo non portano ricchezza. Tutte le grandi opere adesso creano debiti e anche inquinamento. Guardiamo per esempio a che cosa è successo a Torino: dopo l’organizzazione delle Olimpiadi del 2006, oggi sul territorio sono rimaste molte grandi opere che sono in rovina e hanno sporcato il territorio. Soldi spesi per un evento a sé, che non si ha più la forza di gestire perché molto dispendiose e che ora richiederebbero anche tanti altri soldi per essere rimosse, proprio perché sono inutilizzate. Dunque, a mio modo di vedere, sarebbe meglio spendere il denaro, quel poco che c’è nelle casse, per cose più intelligenti».

CORTINA «Quando l’economia è in crisi, la società sta meglio; e questo è dimostrato dal minor uso di antidepressivi. Che la crisi avanzi, dunque, perchési abbia una società migliore». Questo diceva Serge Latouche nel 2008, quando la crisi stava esplodendo; ed è con questa citazione che Francesco Chiamulera, ideatore e organizzatore di “Una montagna di libri”, ha presentato venerdì sera all’hotel Miramonti di Cortina lo stesso Serge Latouche, professore emerito dell’Università di Paris-Sud (Orsay), conosciuto come il principale teorico della “decrescita felice”. «Siamo nella trappola di una società di crescita: la crescita per crescere, per crescere, e per crescere ancora, invece di crescere per soddisfare i proprio bisogni. E tutto questo, in un pianeta in cui le risorse sono limitate, e dove produciamo in continuazione rifiuti, con il conseguente inquinamento di aria e acqua».

Secondo Latouche, dal dopoguerra ad oggi si possono dividere gli anni in due periodi trentennali: gli anni “gloriosi”, dal 1945 al 1975, dove c’è stata effettivamente una grande crescita, e gli anni “pietosi”, dagli anni Settanta in poi, in cui i costi della crescita sono stati superiori ai benefici. «Ci troviamo da molti anni in una società di crescita senza crescita, ma c’è voluto il fallimento della Lehmann Brothers nel 2008 per farcelo capire. La crisi che ne è derivata ha fatto prendere coscienza alla gente della situazione». Una presa di coscienza che si è concretizzata, ad esempio, nella vittoria di Alexis Tsipras alle ultime lezioni in Grecia. «In Grecia i “decrescenti convinti” e i “decrescenti per forza” hanno portato alla vittoria questo nuovo partito che riconosce l’austerità come una follia.

L’unica strada per recuperare l’autonomia», dice Latouche, «è l’uscita dall’euro». Un principio, quello della decrescita, che potrebbe essere accostato a quello del socialismo, ha fatto notare Chiamulera; ma, secondo Latouche, le cose invece non stanno così. «Socialismo e decrescita non sono più allineati: il socialismo è condividere diversamente; ma, per arrivare a questo, c’è bisogno della rivoluzione, perché i ricchi non vogliono condividere la loro ricchezza. La decrescita è invece un cambiamento radicale del modo di pensare, un processo lungo che si farà per forza, che implica l’uscita dal capitalismo.Il punto di arrivo per la decrescita sarà il ritrovare il senso dei limiti».

Chiamulera ha posto una domanda conclusiva sul “turismo della decrescita”. «Il desiderio di viaggiare nell’uomo c’è sempre stato», ha risposto Latouche, «ma non per la maggioranza della gente. Ora è stata creata l’idea di viaggiare per spostarsi altrove a riposare, per evadere dallo stress ; ma ci si può rilassare anche nei propri luoghi e viaggiare solo per piacere».

di Marina Menardi